Ricordi

Io non me lo ricordo il giorno in cui ho deciso di selezionare posti e persone.

Mi ricordo invece il giorno in cui trovai una cicca di sigaretta spenta in un posacenere di vetro, sopra un tavolo rustico, sotto un porticato fatto in legno vivo.

Quel giorno ero ancora viva pure io e di certo non avevo nessuna voglia di fermarmi ad osservare il ritratto di quelle labbra femminili colorate di rosso che erano rimaste stampate su quella sigaretta accartocciata e finita per metà.

Ho falsato la realtà e mi sono promessa di confonderla davanti a riflessi di specchi che dicono sempre la verità.

Mi sono tradita da sola.

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Sola

La solitudine è quando vedi i lampi in un cielo lontano,

Senti il rumore, la luce, ma nel posto in cui sei tu ancora non piove.

L’istinto parla da solo, allora ti alzi dal cemento in cui ti sei accovacciata e senti entrambe le ginocchia cigolare.

Il vento intanto ti ha spento il mozzicone di tabacco che avevi in bocca, ti metti la mano in tasca con la stessa disinvoltura che ti ha fatto alzare da terra, in cerca di quell’accendino che sai non farà poi così tanto bene alla tua influenza.

Sta iniziando a piovere, la percezione della distanza di quei tuoni in lontananza non era poi così corretta.

Dissociazione

Momento in cui si trova un’alternativa volontaria ad un pensiero fisso che ti prosciuga l’ energia.

Alternativa rigenerativa, forse momentanea , che per qualche istante – breve o lungo che sia- ti lascia il tempo di inspirare aria dentro i polmoni, permettere al sangue di trasportarla in tutto il corpo come fosse una diga colma in attesa di straripare, rompere argini e confini ed arrivare a bagnare le terre lungo tutto il suo percorso, fin dove vuole. Fin dove decide di arrivare.

Dissociare, porsi un ‘immagine diversa, come alternativa ultima all’attuale.

Ora espira: il sangue circola, il cuore pompa allo stesso ritmo in cui i polmoni si aprono. Cambia direzione, sposta l’energia e poniti un nuovo obbiettivo.

Se sei fortunato sorriderai di essere riuscito ad ingannare il tuo corpo.

Fai solo in modo di non guardarti negli occhi: il gioco funziona così.

Gelami

Alcuni legami sono destinati ad essere.

Certi sono contenuti in uno spazio, altri invece in un tempo e forse anche dentro delle parole. Legare qualcosa di sé ad un altro, non importa sapere cosa, l’essenziale è contenuto già nella parola stessa , ” qualcosa “.

Tirare un filo invisibile, cucire a doppio giro con mani pazienti, intrecciate e consapevoli due lembi di pelle diversa.

Rappezzare insieme una ferita, asciugarsi il sangue, disinfettare. Filo bianco, ago appuntito, coraggio e dolore condiviso, deciso e premeditato.

Legami destinati ad essere quelli che pure tolta la sutura con uno strappo determinato, continuano ad essere portati addosso e raccontati da due cicatrici identiche.

Legami.

Gelami.

La vita è strana

Maledettamente strana .

Da piccoli ci insegnano a credere nelle favole, nei principi con i cavalli bianchi e nelle principesse immacolate dalla pelle chiara e lunghi capelli ben pettinati, pronte ad essere salvate dall’amore di un uomo dal cuore nobile e impavido.

Il riassunto dell’archetipo dell’amore, penso di poterlo chiamare così.

Da grande, non ti salva nessuno e poco importa se sei uomo o donna: ti devi salvare da solo. È così che le principesse si tagliano i capelli, i principi smettono di lottare. All’ennesimo fallimento dell’amore si decide di preferire la solitudine di se stessi.

Soli, con l’anima fredda e qualche maschera di carnevale sbiadita in faccia. Soli, pieni di muri invalicabili di razionalità fermi immobili ad aspettare un’altra ansia e magari perché no, qualche altra paura.

” Felici da soli”, questa è la frase che ci ripetiamo ogni sera, quando spegniamo la luce e i pensieri ci arrovellano le testa impedendoci di prendere sonno. ” Felici da soli”, è una scusante, una paura fottuta di soffrire, un pessimo meccanismo di difesa interiore. Perché dalle favole che si sono vissute da grandi, così se ne esce: sofferenti.

Soffri con un male intenso che ti accompagna perennemente ogni giorno e ogni istante, a fatica senti che è doloroso anche respirare, raccontare il tormento che vivi addosso e sotto la pelle che indossi quando esci dalla porta di casa. ” Felici da soli “: poiché l’età non ti rende più forte del patimento, solo più capace di tenertelo dentro e aspettare che si allevi mentre inevitabilmente ti logora le viscere e tu puoi stare solo che in silenzio e attendere il tempo che passa.

Ci insegnano ad aver bisogno dell’amore, ci abituiamo a non averne per paura che qualcuno torni, di nuovo, a frammentare quei pochi pezzetti di Vita rimasti integri e vivi. Perché la morte può essere anche un attimo, il dolore perenne può durare all’infinito.

” Felici da soli “.

Ferma

Sono solo ferma sul dorso delle sue mani , ricoperte da una pelle più scura della mia, che invece è bianca, e poco incline ad essere imbrunita dal sole.

Sono solo ancora ferma sul dorso della sua schiena che disegna una linea perfetta al centro di un corpo, rifinito in ogni suo dettaglio, che richiama alle più antiche arti di contemplazioni divinatorie, impregnato di odori che generano legami di dipendenza.

Sono solo ancora ferma un instante, un tempo in un piccolo momento.

Lo sono ancora per poco, giusto il tempo di diluire i miei stati emotivi dentro un tempo apparente che tento di definire nuovo.

Aprile

Aprile è il mese della rinascita, dei trattori che arano la terra e preparano il terreno per le coltivazioni, delle donne chine lungo i solchi tracciati e delle loro gonne lunghe a stampe fiorate.

È il mese degli uomini dalle braccia forti e le mani grandi. Di quelli che escono all’alba sbracciati e non sentono freddo, di coloro che si guardano il tramonto alzando la polvere nelle terre tenendo sempre lo sguardo dritto poiché sanno quale strada seguire.

Nei prati, hanno tagliato l’erba: era alta.

A pochi centimetri dal suolo, di prima notte, vola una lucciola.

Una sola.