A Te.

È un piacevole equivoco quello di rimanere perfettamente incollato al corpo di un qualcuno, provarne desiderio profondo e senso instancabile di movimento ondulatorio e incontrollato, ma rimanere fermi immobili ad osservarsi gli occhi – che già solo loro si sono penetrati – , la pelle e quello strano momento in cui baciarsi con la bocca è momento superfluo rispetto al respirarsi. Respirarsi significa ricevere qualcosa che ha permesso all’altro di alimentare il proprio corpo, di renderlo vivo. 

Avere il respiro di quel qualcuno nel proprio corpo significa aver vissuto nello stesso corpo. 

Le cose che non posso offrirti.

Le cose che posso offrirti non sono davvero molte e ti dirò : non sono nemmeno speciali. Posso dirti che sono mie. 

Non posso offrirti i miei modi garbati, posso però offrirti attenzione, ascolto, comprnsione e empatia. Posso offrirti una serenità instabile degna rappresentante del mio continuo trasformare sogni vissuti ad occhi aperti in obiettivi e di una continua ricerca di ME stessa all’interno dell’Universo. 

Non sarò in grado di prepararti la colazione al mattino vista la mia ormai nota propensione all’astio verso il cibo, posso però dirti che mi addormenterò ogni notte accarezzandoti e dormendo addosso al tuo corpo. 

Non posso offrirti tutta la mia vita, dovrei prima inparare a viverla, posso però offrirti la condivisione della mia vita : farti entrare dentro i miei spazi notturni e  solitari. 

Non posso affermare che non ti ferirò mai, posso però dirti che ho imparato il peso delle parole sulla mia faccia quando, ascoltandole, mi hanno cambiato le espressioni del volto ed io inerme mi sono trovata la faccia gonfia e livida senza aver ricevuto uno schiaffo.  

Non posso offrirti tranquillità, ma posso darti in dono la mia ironia che spesso si trasforma in momenti di lunghe risate. 
Posso offrirti una forte forma di desiderio, possessione e appartenenza incentrata su di te. 

Sappi che entrerò nella tua vita con disinvoltura e scarpe vellutate per non fare rumore durante la notte, ricorda che io la notte vivo, basta guardare il colore della mia pelle per capire che non soffro la solitudine. Sentirai i miei passi pesanti e un pungo netto al centro dello stomaco, la mia presenza addosso e tutta intorno a te. Non ti darò tempo di abituarti alle mie emozioni, sappi che ti ritroverai a viverle senza neppure rendertene conto rispecchiate nei miei occhi scuri e lucidi. 

Mi rendo conto: non è molto. 

Mi rendo conto: non è facile amare qualcuno che poi tanto non si ama. 

Mi rendo conto che è difficile amare ME. 

Ma io questo posso offrire. 

Posso offrire ME. 

Tu chiamale se vuoi… emozioni. 

Io non lo so come mi sento: forse non sento e basta. Che poi dare un significato al ” sentire ” non è mica facile. 

Si sentono i rumori nelle orecchie, la musica o il canto e le parole di qualcuno. 

Ma sentire il dolore – oppure la mancanza – che significa ? 

Il dolore non si sente: il dolore ce l’hai addosso e ti rimane attaccato, certo peggio sarebbe covarlo e non darsi la possibilità di viverlo. E poi c’è mancanza sia essa rivolta al distacco fisico, sia riconducibile alle normali abitudini o alle emozioni. 

Parola chiave: emozioni. 

Le emozioni quelle più incontrollate e incontrollabili, quelle che arrivano e non ti fanno per niente respirare perché prendono il sopravvento anche sul battito cardiaco. 

Ecco, io fino a qualche istante fa non sentivo emozioni se non la voglia di accendermi una sigaretta in totale solitudine e scriverti. 

Dirti che non sento emozioni. 

Dirti che mi manchi tu.

Donne e sigaro 


Sono una donna e mi fumo il sigaro.Ecco, sappiate, una donna che fuma il sigaro non è donna come tante altre. 

Non vi aspettate quindi di trovare di fronte a voi una tipa incapace di parcheggiare e guidare per lunghi tragitti senza stancarsi. Non vi aspettate neppure che chieda di essere portata al centro commerciale alla domenica pomeriggio chiedendovi, con occhi da cerbiatta, quel paio di scarpe piuttosto che la borsa o il profumo faschion: una donna che fuma il sigaro la borsa se la compra da sola, compresi i tacchi che indosserà la sera per portarvi a cena fuori. Non vi aspettate neppure che sia incapace di fare l’amore e non pensate – neppure lontanamente – di poterla sbattere al muro con passione e audacia : potreste avere delle grosse sorprese quando vi ritroverete con le mani alzate contro una parete. Non scoraggiatevi quando la sentirete parlare di carriera lavorativa e vi impedirà di sposarla: una donna che fuma il sigaro non vuole essere campata. 

Ecco, da una donna così molto probabilmente – esperienza personale trentennale – si scappa a gambe tese perché contribuisce ad amplificare le insicurezze mascoline di tanti ometti abituati a tante micine. 

Una donna che fuma il sigaro è diversa: sappiatelo.  

Screpolamenti 

Il vento freddo mi screpola la pelle del viso, intorno la bocca. 

Sembra quasi volesse raccontarmi i desideri lasciati nell’aria di qualcuno. 

                                                          

A Natale si dice sempre la verità

Parlavo di sospiri diversi: più intensi e soffici come le mani che si posano con passione e fermento sul corpo di chi desideri. Parlavo di sospiri che non parlano, ma che si odono fino a dentro l’anima e fanno un solletico strano.

Ecco, pensavo a questo.

Ai miei Nonni. 

Dell’amore dovrebbero raccontare i vecchi, seduti al centro di una stanza e con le mani incrociate sul ventre.
Il ventre: quel posto in cui risiede l’anima più sublime e raffinata delle persone. Tutti la possiedono ma solo in pochi, durante il percorso della vita, trovano la chiave per entrare. È il posto in cui transitano le emozioni, quelle più istintive e incontrollabili più pure e legate alle esigenze per cui il mondo ti chiede di vivere. Sembra quasi che dentro la pancia si racchiuda la magia; sì, la magia, proprio quella che usano le fate. Le stesse di cui ci hanno raccontato quando eravamo piccoli, quelle signore senza età e senza tempo che sorridono anche sotto la pioggia e non si bagnano mai i capelli e i vestiti, da loro abbiamo imparato il significato della magia che nel corso degli anni di vita abbiamo poi ridefinito ” speranza “.

I vecchi che possiedono il pensiero più indomito, che hanno trovato la chiave d’accesso per la comprensione di sé stessi che raccontano la vita, con i segni del tempo scavati sulla faccia e sulle mani stanche. Nessuno di loro racconta mai come si arriva ad avere quel brillare degli occhi –  fateci caso – nessuno di loro ti svela il segreto di come arrivare a scoprire quella chiave e nessuno di loro dice neppure se usarla o no. È come se volessero invitarti a vivere come l’Universo ci chiede di farlo ma senza lasciarti lo stupore finale di sentire l’odore della conquista.